sabato 28 novembre 2015

STONER di JOHN WILLIAMS


Le mie considerazioni (a caldo) dopo la meravigliosa lettura.



La vita di William Stoner è una vita mediocre, si consuma lentamente senza molte pretese. Di lui nessuno avrà un ricordo speciale, “… per i più giovani il suo nome è solo un suono, che non evoca alcun passato o identità particolare…”.A volte domandiamo qualcosa solo per riempire un imbarazzante momento di vuoto, per apparire agli altri meno disinteressati, ma sappiamo bene che la risposta non avrà alcuna importanza, vagherà inutilmente nel cervello in cerca di uno spazio libero, senza trovarlo. “…di rado la curiosità si spinge oltre la semplice domanda occasionale… ”.

Stoner è il romanzo sulla vita di un uomo, che non è nemmeno un personaggio di quelli che si definiscono eroi letterari, di eroico il protagonista fa ben poco, è semplicemente un uomo che vive la sua vita triste, in un periodo storico altrettanto triste.

Ma è semplicemente il più bel romanzo sulla vita di un uomo che sia stato mai scritto. O che io abbia mai letto!

Nasce nel 1891 a Booneville, povero contadino in una terra arida e ostile, muore nel 1956 a Columbia, povero professore di una piccola università senza troppe ambizioni. Per tutta la vita non si sposterà mai dal Missuri. Mai ne sentirà il bisogno. Quasi che il mondo lo spaventasse, nella sua vastità.Di questi 65 anni sappiamo tutto di lui. La vita di Stoner attraversa gli avvenimenti storici del ventesimo secolo, ma l’autore, John Williams, li dipinge in punta di penna, il protagonista viene attraversato dagli eventi, ma non si perde mai in essi, il riferimento storico è sempre leggero ed essenziale. Durante la prima guerra mondiale diventa professore, ma la guerra si porta via il suo caro amico Dave Masters; il proibizionismo fa da cornice ai primi anni di matrimonio; la caduta di Wall Street seguita dalla grande crisi economica mette in ginocchio le sue finanze, l’ipoteca sulla casa; la seconda guerra mondiale si porta via il marito della figlia e rade al suolo la popolazione universitaria.

Ma non sono questi i temi principali del romanzo di Williams. Il tema fondamentale è la resistenza. 
A Stoner succede di tutto. Soprattutto tutti sembrano accanirsi su di lui, senza motivo. 
La moglie con il suo isterismo-egoismo suscita rabbia nel lettore, ma mai una volta che succeda a Stoner, di provarla. L’accanimento di lei nel distruggerlo avrebbe fatto reagire chiunque, soprattutto quando per farlo usa la figlia, Grace. Ma non Stoner, lui accetta in silenzio. Una sorta di stoicismo Stoneriano, o semplicemente indifferenza assoluta. La moglie soffre delle piccole felicità del marito, odia il marito di un odio che non ha motivo di esistere. Fa di tutto per renderlo infelice, prima privandolo della figlia di cui lui si occupava spesso e con la quale aveva un rapporto meraviglioso, poi privandolo dell’unico spazio in casa di cui si era appropriato, lo studio, ossia il mondo per lui.
Quando finalmente riesce ad essere felice nella relazione d’amore con Katherine Driscoll, c’è qualcun altro, disposto a tutto pur di renderlo ancora una volta infelice. Stranamente non è la moglie, che pure sa della relazione, ma non se ne preoccupa più di tanto, addirittura la vita coniugale sembra quasi migliorata da quando Edith sa della relazione, chiama l’amante del marito  la “tua amichetta” ma senza rabbia o gelosia.  

Entra qui in gioco Lomax, un collega offeso fisicamente, dal viso bello ma ambiguo. Fin dal suo arrivo il lettore aspetta di scoprire come e quando questa ambiguità si paleserà ai danni di Stoner. Succede sul lavoro. Diventato direttore del dipartimento, Lomax, per un rancore personale, tormenterà Stoner fino alla fine dei suoi giorni, togliendogli la serenità nell’unico luogo in cui ancora poteva sperare di trovarne un po’. È costretto così a rinunciare all’amore, sopraffatto dall’incapacità di lottare per esso.

Paura di affrontare la vita la sua? Forse. Succede anche durante la prima guerra mondiale, i suoi amici di sempre si arruolano. Dave parte, Gordon parte, lui resta. Una piccola vittoria sulla vita passiva che conduce (una cosa che leggendo mi ha fatto davvero esultare rendendomi fiera di lui), avviene nel momento in cui con profonda decisione, boccia il protetto di Lomax, un certo Walker, che come Lomax è storpio. 
Qui Williams lascia un po’ al lettore la scelta delle ipotesi che si aprono su questo strano personaggio. E cioè Lomax sa che Walker è incapace di insegnare ma lo protegge perché accomunati dalla deformità fisica, oppure Lomax ritiene davvero che sia in gamba come fa credere? Come si suol dire: ai posteri l’ardua sentenza. 
Ognuno dei lettori del libro, (se non lo avete letto, FATELO!) si farà la sua opinione.

Ad ogni modo Stoner lo ritiene pigro, disonesto e ignorante, incapace di insegnare e quindi di prendere il dottorato. L’impossibilità di scendere a compromessi, il modo irremovibile con cui affronta Walker, rende l’idea di ciò che per Stoner è l’insegnamento: una vera missione!Lomax con lui sarà spietato. Stoner ne accetta le conseguenze senza battere ciglio anche quando la vendetta di Lomax si scatena sulla Driscoll, costringendoli a mettere fine alla loro relazione e causando la partenza improvvisa di lei. Stoner non la vedrà mai più.

Da allora sarà un continuo decadimento, sia fisico, che morale. Stoner starà veramente male per la prima volta d’estate, subito dopo che Katherine è andata via. Lomax continua a rendergli il lavoro impossibile. Gli toglie il seminario sulla letteratura medioevale e gli affida le lezioni di letteratura base per le matricole. C’è un altro episodio di coraggio che fa esultare il lettore, quando Stoner, finalmente stanco di quella situazione, straccia il calendario affidatogli da Lomax e cambia i programmi dei corsi affidatigli, rendendoli non adatti agli studenti dei primi anni. Questo farà andare Lomax su tutte le furie, ma non avendo alcun potere in merito è costretto a riaffidargli i suoi vecchi corsi e il suo prezioso seminario.

Nella post fazione dell’edizione 2012 pubblicata da Fazi editore, Peter Cameron definisce il lavoro di John Williams, quasi miracoloso. Lo scrittore fa della vita di William Stoner “…una storia appassionante, profonda e straziante”. Frustrazione è il sentimento che più spesso ho provato durante la lettura. Non si può non voler bene a Stoner e di conseguenza non si può accettare che lui viva la sua vita in uno stato di costante abbandono, con inettitudine e passività. Una vita umiliante, soprattutto quella con la moglie che lo priva di tutto.Arriva il momento di andare in pensione, ha 65 anni ormai e Lomax ha fretta di metterlo a riposo. Ma Stoner senza l’insegnamento sa di essere perso, quindi decide di continuare per altri due anni, il regolamento universitario permette di farlo. Se non fosse che, scopre di avere un tumore.

“...Oh Willy sei tutto consumato dentro”.  Dice Edith, quando lui se ne sta moribondo sul letto in veranda, una specie di ripostiglio dove lei lo ha rilegato molto prima della malattia e dopo avergli portato via l’amato studio, la stanza in cui Stoner lavorava, viveva e dormiva. Ecco cosa era successo davvero. Ce lo dice Edith con le sue parole sciatte e prive di tatto. Si era consumato dentro, il suo corpo non aveva tollerato il suo continuo sopportare, la sua incapacità di provare rabbia, silenzioso, giorno dopo giorno aveva lavorato fino a distruggersi. A volte anche un semplice urlo può essere liberatorio. A Stoner non è mai successo di urlare.Persino in previsione della morte, la moglie continua ad essere insensibile ed egoista, non usa mai mezzi termini, non si preoccupa mai di alleggerire quella condanna. La figlia vive una vita altrettanto infelice. Confessa al padre di essersi sposata solo per scappare da quella casa, di aver avuto un figlio solo per riuscire nell’impresa, e di essere anche un’alcolizzata. Quando Grace ritrova il padre ha venticinque anni ma ne dimostra dieci in più. È una donna distrutta, e a Stoner non rimane che “…essere lieto che avesse almeno quello, fu grato che potesse bere”.

Quando tutto è finito Stoner dal suo letto in veranda ripercorre le piccole conquiste della sua esistenza. Lo fa in un modo quasi impossibile. Come se in quel momento di distacco potesse avere la capacità di vedere ciò che i vivi non vedono. Il lettore percepisce questa sensazione trascendentale ed è come avere un’idea dell’impossibile, di ciò che attende tutti, prima o dopo. Williams attraverso le parole ha descritto ciò che con le parole non si può descrivere.Ciò che Stoner aveva voluto, ciò che aveva avuto. L’amicizia, un matrimonio che sapeva essere stato infelice dal primo giorno, “...nel giro di un mese Stoner realizzò che il suo matrimonio era un fallimento”; aveva avuto anche il vero amore, ma ci aveva rinunciato, infine aveva voluto essere un insegnante e lo era diventato, ma nonostante ciò, Stoner si era sempre considerato un insegnante mediocre.

Dentro di se, quando ad un certo punto le parole non escono più, Stoner non fa che ripetersi una domanda: cosa ti aspettavi? Cosa ti aspettavi? 
“...Una morbidezza lo avvolse e un languore gli attraversò le membra. La coscienza della sua identità lo colse con una forza improvvisa, e ne avvertì la potenza. Era se stesso, e sapeva cosa era stato”.Prende dal comodino un libro, è sbiadito, nella confusione degli ultimi attimi lo riconosce, è il suo, quello che aveva scritto anni prima, il suo piccolo contributo al mondo, l’unico ricordo che sarebbe rimasto dopo il suo passaggio.  “...E tuttavia, sapeva che una piccola parte di lui, che non poteva ignorare, era lì, e vi sarebbe rimasta. Aprì il libro, e mentre lo faceva, il libro smise di essere il suo”.

William Stoner di John Williams, 1965.
Edizione Italiana: febbraio 2012, Fazi Editore

STONER FROM THE FIRST EDITION USA 1965


William Stoner’s life is a sad life. It wears out slowly, without many highlights. Nobody will have a special memory of him.  For younger people his name is just a sound that does not evoke any past or special identity.
Sometimes we ask for something, just to fill an embarrassing moment in which we find ourselves without words. We do this, as we do not want to let other people know that we are bored with them, or not interested in their arguments (in the conversation).  But we really know that any answer to our questions, will be of interest to us. It will wander in vain around our brain looking for a free space, but not finding it.
“…Rarely the curiosity goes beyond the simple occasional question ..."

“Stoner” is a novel about the life of a man, who is not even a shadow of those we could call literary heroes. As a heroic protagonist he achieves little. He is simply a man who lives his sad life in an historical period that is as wistful as his life. But Stoner is simply the most beautiful novel about the complete life of a man that was ever written. Or maybe, that I have ever read!

He was born in 1891 in Booneville a small village in Missouri, as a poor farmer in a barren and hostile land. He died in 1956 in the city of Columbia, a poor professor in a small university without many academic ambitions.  Throughout all his life he never moves out of Missouri. He never felt the need to do it. It was as if the world frightened him, with its vastness.

Of those 65 years of life, we know everything about him. Stoner's life goes through the historical events of the twentieth century, but the author, John Williams, paints them in with a gentle pen tip. The protagonist is crossed by events, but he never gets lost in them. The historical reference is always light and essential. During the First World War he became a professor, but the war took away his good friend, Dave Masters. The Prohibition years in USA, frame the first years of his marriage; the Wall Street crash, followed by the economic US crisis, shut down his finances including the mortgage on his house. World War II takes away his daughter's husband and razed the university population.

But these are not the main themes of the novel written by John Williams.
The basic theme, in my own opinion is Resistance. Everything happens to Stoner.  Above all, everybody seems to rage at him, without any special reason. His wife, Edith, with her hysteria-selfishness arouses anger in the readers, but never once does Stoner himself, resort to or try those same emotional outbursts. The fury of Edith in destroying him would have provoked a reaction of the same emotional quality with anyone else, especially when she starts using the innocence of their little daughter, Grace. But not Stoner, he accepts everything in a heart-rending silence.

Is it a kind of Stonerian stoicism, or just an absolute indifference? His wife seems to resent the small happiness of her husband. She hates her husband with a hatred that has no reason to exist. She does everything to make him unhappy. First depriving him of the beloved daughter of whom, he often took care, while she was away or too busy in her egoistical existence, the daughter with whom he had a wonderful relationship. She then deprives him of the only space in the whole house, in which he chose to live his sad and lonely life, the study.  The only place where he could find peace, the place where he could be himself, and where he worked, lived and slept. In the study he did what he best liked to do, spending time with his daughter, and writing and receiving students. This was the whole world for him.

When he finally manages to be happy in an extra conjugal love relationship with Katherine Driscoll, there is someone else willing to do anything to make him, once again, unhappy. Strangely, it is not that his wife knows of the relationship. She does not care much about it. Really, it seems that the married life goes better after Edith learns of the love affair. She called her husband's mistress "your little girlfriend" but without anger or jealousy.

Now comes on the scene, Lomax.  A university colleague injured physically, but with a nice handsome face, and quite ambitious. Since his coming, the reader expects to find out how and when this ambition will manifest itself against Stoner. It will happen at work. Lomax will, for a personal grudge, as soon as he became the director of the English Literature department, annoy Stoner till the end of his life. Taking away from him, his serenity in the only place where he could still hope to find a little peace. He is thus forced to give up his beloved Katherine Driscoll, overwhelmed by his inability to fight for her.

Is Stoner afraid to face life? Probably. It also happened during the First World War, when his best friends join up for the war . Dave goes to fight in Europe, Gordon joins the US army, and he, the peaceful and quiet William Stoner remains at home. There is then, a small victory in the passive life that he leads, something which when reading, made me rejoice whilst making me really proud of him. It takes place at the moment when, with a strong decision, Stoner rejects a Lomax favoured student, called Walker, who is as crippled as Lomax. This is so totally unexpected.

In this passage of the book, Williams leaves to the reader the choice of the hypotheses that were open with the introduction of this strange character. Lomax knows that Walker is unable to effectively teach but he protects him simply because of his physical deformity. Or does Lomax really believe that Walker is as good as he says?  As is often said, “To posterity the judgement”.

Each reader of the book (if you have not read it yet, DO IT SOON!) will form his/her own opinion.

However, Stoner believes that Walker is lazy, dishonest and ignorant. Unable to teach and, above all, unable to take a doctorate. Stoner is inflexible in his principles, with an inability to reach any compromise. The way he faces Walker, gives the reader the idea of ​​what teaching is for Stoner: a real mission! Lomax will be ruthless with him. Stoner accepts the consequences without flinching, even when the Lomax revenge bursts on the poor Driscoll, forcing the two lovers to put an end to their relationship, causing the sudden departure of Katherine.  Stoner will not see her again.  From that point on, for the vanquished Stoner, it will be a continuous decline, both physical and moral. Stoner’s health will be really bad for the first time in the summer, immediately after Katherine leaves.

Lomax is still making each university day very difficult for Stoner. He takes him off all his beloved seminars, and entrusts to him the freshmen lessons.
There comes another episode of courage that rejoices the reader and it occurs when Stoner, finally tired of that situation, tears up the calendar entrusted by Lomax and changes the courses programs, making them unsuitable for students of the first years. Lomax will fly into a fury, but he has no power on this situation so he is forced to give him back his old courses and seminars.

In the post edition of 2012 published by Fazi Editore, Italian Version, Peter Cameron defines the work of John Williams, as almost miraculous. The writer makes of William Stoner’s life, "... an exciting story, heart breaking and profound."

Frustration is the feeling that I most often felt while reading. One can not fail to love Stoner and therefore cannot accept that he lives his life in a constant state of abandonment, with ineptitude and liabilities.  A humiliating life, especially with a wife, who deprives him of everything.

Time comes to retire. Stoner is 65 years old and Lomax is in a hurry to put him to retirement. But Stoner knows that without teaching he will be lost, so he decides to go on with his work for other two years. The University settlement allows him to do so. But destiny continues to punish him: he discovers that he has a tumour. "...Oh, Willy you are all diseased inside." Edith says, while he is dying on a bed on the house’s porch. A kind of storage room where Edith banished him a long time before the illness and after having taken him away from the beloved studio, the room in which Stoner worked, lived and slept. 
Here is what really happened. Edith tells us in her own slovenly and tactless words. Stoner was eaten away inside. His body did not tolerate his continued endurance and his inability to feel anger, and quietly, day after day he worked on ways to destroy himself. Sometimes, for lots of us (me included) even a simple shout can be liberating. Stoner never screamed.

When death is approaching, his wife continues to be insensitive and selfish. Never uses tactful words, and never seeks to lighten the terrible sentence. The daughter lives a life just as miserable as her father’s, maybe worse. She confesses to her father that she got married just to get away from that house, she had never loved the young husband who had died in the war, and she had had a son only to achieve one ambition. 
Grace is only twenty-five but looks ten years older, she is devastated. She also confesses to her father that she is an alcoholic. When Stoner learns that his daughter is an alcoholic, nothing remains to him but “...to be happy that at least she had that, he was grateful that she could drink."

When it is all over Stoner from his bed on the porch, traces the small achievements of his life. He does so in a way almost unbelievable. It was as if, in that moment of separation, he could have the ability to see what the living people do not see. The reader perceives this transcendental feeling and it seems to outline the impossible idea of ​​what is awaiting all of us, sooner or later. Williams through his words, articulates what words cannot describe.  What Stoner had wanted, what he had, the friendship, a marriage that he knew was unhappy from the first day.  He had soon realized "...within a month that his marriage was a failure"; he also knew true love, but he gave up on it. Finally, he had wanted to be a teacher and he had become a teacher, but even so, Stoner always considered himself a mediocre teacher. Inside himself, when at some point the words do not come out anymore, Stoner often repeated a question in his mind: what did you expect? What did you expect?
"...Softness enveloped him and a languor crossed his limbs. The consciousness of his identity caught him with a sudden force, and he felt the power. He was himself, and he knew what it was. "

He takes a book from the night table, it is faded, and in the confusion of the last moments Stoner recognizes himself. It is his book, the one that he had written several years ago, his small contribution to the world. The only memory that would remain after his passage. "...And yet, he knew that a small part of him, that he could not ignore, was there, and there it would stay. He opened the book, and as soon as he did, the book ceased to be his. "

William Stoner di John Williams, USA 1965
Fazi Italian Edition, February 2012.



lunedì 23 novembre 2015

RAMEN, UNA GRANDE SCOPERTA

Ramen Experience

#orientalweek #Ramenmyway

 La settimana orientale si è conclusa nel migliore dei modi. 

Dall'esperienza Expo, dalla passione per i cibi e le culture dei paesi del mondo, nasce questo piatto, #ShoyuRamen...
E, inaspettatamente, piace a tutta la famiglia.





SHOYU RAMEN



mercoledì 18 novembre 2015

OLD MEMORIES

CAMOMILLA 
CHAMOMILE

Memories from an ancient family tradition.
My grandmother is still doing this for me and for my cousins. Thanks a lot NONNA for your kind thought, and above all, for being such a lovely NONNA!

 #Chamomile #Camomilla 

MIRTO DI CALABRIA

A breve vi racconterò qualcosa su questa meraviglia, non solo Sarda, in Calabria ne siamo circondati.



 Questo il periodo migliore per raccogliere le bacche. Quanti di voi le usano in cucina? Io tantissimo! E nel giardino ci sta che è un incanto



Soon I will tell you something about this wonder, not only a Sardinian speciality, here in Calabria we are surrounded by it. This is the best time to collect berries. How many of you use them in cooking? I use them a lot! and in the garden too, It is like a charm.